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Dichiarazioni cristologiche nella predicazione apostolica negli Atti degli Apostoli.Chi è Gesù (1)Chi è Gesù (2)

Ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, come pure i vostri capi. Ma ciò che Dio aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto, egli lo ha adempiuto in questa maniera. Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati e affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di ristoro e che egli mandi il Cristo che vi è stato predestinato, cioè Gesù, che il cielo deve tenere accolto fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose; di cui Dio ha parlato fin dall’antichità per bocca dei suoi santi profeti. Mosè, infatti, disse: “Il Signore Dio vi susciterà in mezzo ai vostri fratelli un profeta come me; ascoltatelo in tutte le cose che vi dirà. E avverrà che chiunque non avrà ascoltato questo profeta, sarà estirpato di mezzo al popolo. Tutti i profeti, che hanno parlato da Samuele in poi, hanno anch’essi annunciato questi giorni. Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio fece con i vostri padri, dicendo ad Abraamo: “Nella tua discendenza tutte le nazioni della terra saranno benedette“. A voi per primi Dio, avendo suscitato il suo Servo, lo ha mandato per benedirvi, convertendo ciascuno di voi dalle sue malvagità»

Gesù è l’Inviato di Dio che i profeti avevano preannunciato.  L’Antico Testamento è la storia dell’amore di Dio verso il suo popolo. Questo amore si manifesta nella chiamata di Abraamo.

Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

Quando Abramo ebbe novantanove anni, il SIGNORE gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro; e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: «Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. A te e alla tua discendenza dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perenne; e sarò loro Dio».

Gesù è l’adempimento dell’alleanza che Dio stabilisce con Abraamo. Gesù è il Re che renderà sicuro e stabile per sempre l’alleanza di Dio con Abraamo. Anche Davide riceve la stessa promessa. Un suo discendente sarà unto come Re per sempre:

La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre 2º Sam. 7:16

Non è così della mia casa davanti a Dio? Poich’egli ha stabilito con me un patto eterno, ben regolato in ogni punto e perfettamente sicuro. Non farà egli germogliare la mia completa salvezza e tutto ciò che io bramo? 2º Sam. 23:5

Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide. Is. 55:3

Io ho fatto un patto con il mio eletto; ho fatto questo giuramento a Davide, mio servo: “Stabilirò la tua discendenza in eterno ed edificherò il tuo trono per ogni età” Salmo 89:3-4

La Scrittura preannuncia, come dice l’apostolo, che prima di diventare Re, il Servo di Dio doveva soffrire.

Isaia ci parla di queste sofferenze in modo eccelso:

Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella,
come una radice che esce da un arido suolo;
non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi,
né aspetto tale da piacerci.
Disprezzato e abbandonato dagli uomini,
uomo di dolore, familiare con la sofferenza,
pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia,
era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
ognuno di noi seguiva la propria via;
ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la bocca.
Come l’agnello condotto al mattatoio,
come la pecora muta davanti a chi la tosa,
egli non aprì la bocca.
Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo;
e tra quelli della sua generazione chi rifletté
che egli era strappato dalla terra dei viventi
e colpito a causa dei peccati del mio popolo?
Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi,
ma nella sua morte, egli è stato con il ricco,
perché non aveva commesso violenze
né c’era stato inganno nella sua bocca.
Ma il SIGNORE ha voluto stroncarlo con i patimenti.
Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato,
egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni,
e l’opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani.
Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto;
per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti,
si caricherà egli stesso delle loro iniquità.
Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
egli dividerà il bottino con i molti,
perché ha dato se stesso alla morte
ed è stato contato fra i malfattori;
perché egli ha portato i peccati di molti
e ha interceduto per i colpevoli.

(Is. 53:2-12)

Isaia descrive le sofferenze del Servo di Yahweh. La crocefissione di Gesù, voluta dall’insondabile amore di Dio, è l’adempimento di questo passo profetico. Pietro annuncia ai giudei che ciò che era stato preannunciato dai profeti, si è verificato nella persona di Gesù. Dopo la risurrezione e l’esaltazione del Figlio, Pietro esorta gli ascoltatori (ma anche noi) a ravvedersi e convertirsi per il perdono dei peccati. Solo in Gesù c’è il perdono dei peccati. Solo nella conversione e nella fede in Gesù c’è salvezza. In Gesù, Dio ha condannato il peccato. Gesù ha vinto il peccato per mezzo della propria morte. Noi dobbiamo morire al peccato e rinascere a una nuova vita (è proprio questo che viene espresso dall’immersione battesimale). Gesù è la nostra Pasqua, la nostra liberazione dalla schiavitù del peccato e l’ingresso alla comunione con Dio.

Il cielo deve tenere accolto Gesù fino ai tempi della restaurazione, cioè, fino al tempo dello stabilimento del Regno di Dio sulla terra. Pietro ricorda ai suoi ascoltatori che anche Mosè parlò del profeta che sarebbe venuto. Gesù, oltre ad essere Re e Sacerdote (ha offerto se stesso in sacrificio per il peccato) è anche Profeta. L’ultimo e definitivo profeta che annuncia il Regno di Dio ai figli di Abraamo. Gesù, quale Profeta, proclama il Regno di Dio, è lui stesso il Regno. Credere in Gesù vuol dire accogliere le promesse del Padre. Ricevere la lieta notizia proclamata da Gesù vuol dire aprirse all’amore del Padre. Gesù è più di un profeta, è la Parola di Dio fatta uomo. Dio nella sua imperscutabile sapienza decise di manifestarsi pienamente tramite un uomo: Gesù di Nararet. Questo uomo, morto e risorto, è lui stesso la grande Parola che Dio ci rivolge. Solo diventando sudditi del Regno, discepoli di Gesù, solo morendo a noi stessi e consacrandoci interamente alla sequela di Gesù, potremo avere accesso al Regno di Dio.

Shalom.

Dichiarazioni cristologiche nella predicazione apostolica negli Atti degli Apostoli.

Questo post è la continuazione di  questo.

Il contenuto del primo discorso di Pietro per quanto riguarda le dichiarazioni cristologiche si potrebbe riassumere in questo modo: Gesù di Nazareth, uomo accreditato da Dio mediante segni miracolosi, crocefisso secondo il disegno e la prescienza di Dio, è stato risuscitato ed innalzato da Dio a Signore e Cristo.

Ecco il secondo discorso di Pietro:

Pietro, visto ciò, parlò al popolo, dicendo: «Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo? Perché fissate gli occhi su di noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminare quest’uomo? Il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi metteste nelle mani di Pilato e rinnegaste davanti a lui, mentre egli aveva giudicato di liberarlo.

Gesù è il Servo di Yahweh:

“Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità”, proclama Isaia (42:1-3).

Yahweh ha risuscitato e glorificato il suo Servo Gesù. Adesso Gesù siede alla destra del Padre in attesa di tornare sulla terra a instaurare il Regno promesso dai profeti nelle Scritture.

Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti. Di questo noi siamo testimoni. E, per la fede nel suo nome, il suo nome ha fortificato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede, che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti.

Il Santo: Gesù è il santo servitore unto da Dio (4:27,30). Gesù è il Santo per eccellenza perché è il Consacrato, l’Unto di Yahweh. “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio” (Lc. 1:35). Gesù è stato l’unico uomo che ha vinto il peccato. Egli, da vero uomo, ebbe in comune con tutti noi sangue e carne e vinse mediante la morte colui che aveva il potere sulla morte (Eb.2:14). Gesù è stato tentato come noi in ogni cosa senza commetere peccato (Eb. 4:15). Gesù è santo, innoncente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli (Eb 7:26). Gesù è puro di ogni colpa (Eb.9:14).

Il Giusto: Gesù è l’unico uomo che non ha mai commesso iniquità. Gesù, il Giusto, ha sofferto per gli ingiusti per condurli a Dio. Gesù è l’esempio perfetto di giustizia per la sua totale sottomissione e ubbidienza a Dio. Gesù nella sua perfetta giustizia sconfisse il peccato mediante il sacrificio di amore della propria vita in favore degli ingiusti e dei peccatori. Gesù manifesta appieno la giustizia di Dio. In Gesù la giustizia e la misericordia si baciano nel Calvario. La risurrezione di Gesù è la vittoria della giustizia e dell’amore di Dio. Questa vittoria si manifesterà in tutta la sua gloria nel Regno di Dio.

Il principe della vita: Gesù è il condottiero che ha sconfitto il peccato e la morte e ci guida alla vita. Gesù è il Capo di coloro che hanno la vita per la fede in lui. Dio dà la vita a chi crede in Gesù. In Gesù, Dio ci dà la vita, la vera vita, cioè, la vita eterna. Gesù è il Principe che conduce molti figli alla gloria, l’autore della nostra salvezza mediante la morte e la risurrezione. Gesù, il condottiero che ha sconfitto la Morte e ci offre la Vita.

Gloria a Dio a al suo Santo Servo e Principe Gesù!

Shalom

(Continuerà)

Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse allo scriba Esdra di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.

La legge non è solo una questione di esperti. La legge è anche rivolta al popolo. Il popolo deve conoscere la Legge di Dio. Dio si rivolge soprattutto al popolo. Tutti coloro “capaci di intendere” devono ascoltare la parola. L’ascolto vero è già un atto di adorazione a Dio.

Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza, e accanto a lui stavano a destra Mattitia, Sema, Anaià, Uria, Chelkia e Maasia, e a sinistra Pedaià, Misaele, Malchia, Casum, Casbaddana, Zaccaria e Mesullàm.

La lettura pubblica della Parola è una delle cose più belle e spiritualmente proficue che ci sia. La Parola si deve ascoltare non solo nel raccoglimento della propria stanza, ma anche in mezzo alla comunità dei credenti. L’ascolto non può essere solo individuale ma anche comunitario.

Il popolo di Israele tende l’orecchio. L’uomo moderno, nella vuota pretesa di autonomia, non sa più tendere l’orecchio alla Parola, perché  saturo di orgoglio e ribellione. Il vero ascolto richiede soprattutto umiltà.

Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: “Amen, amen”, alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. Giosuè, Banì, Serebia, Iamin, Akkub, Sabbetài, Odia, Maasia, Kelità, Azaria, Iozabàd, Canan, Pelaià e i leviti spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi.

Non solo le parole, ma anche i gesti parlano. Dobbiamo adorare Dio con le parole e con l’intelletto, certo, ma anche con il nostro corpo, che deve essere nell’atteggiamento giusto. Nella benedizione il popolo si prostra  con la faccia a terra in segno di riverenza, rispetto e sottomissione. Durante l’ascolto il popolo rimane in piede “dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno”, cioè, sei ore circa!

Essi leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: “Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!”. Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza“. 11I leviti calmavano tutto il popolo dicendo: “Tacete, perché questo giorno è santo; non vi rattristate!”. Tutto il popolo andò a mangiare, a bere, a mandare porzioni e a esultare con grande gioia, perché avevano compreso le parole che erano state loro proclamate“.

La vera spiritualità è gioia. La gioia è uno dei frutti dello spirito. Una vita senza gioia è una vita senza Dio. Rallegratevi e gioite, ci esorta l’apostolo Paolo. La gioia è la nostra forza. Il Signore è la nostra gioia.

Il testo parla anche di una gioia particolare, quella che scaturisce dalla comprensione della Parola. La mia preghiera è che tutti noi possiamo sperimentare questa gioia di sapere e capire la volontà di Dio.

Shalom

Dichiarazioni cristologiche nella predicazione apostolica negli Atti degli Apostoli.

Uomini d’Israele, ascoltate queste parole! Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendolo sciolto dagli angosciosi legami della morte, perché non era possibile che egli fosse da essa trattenuto. Infatti Davide dice di lui:
“Io ho avuto il Signore continuamente davanti agli occhi,
perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso.
Per questo si è rallegrato il mio cuore, la mia lingua ha giubilato
e anche la mia carne riposerà nella speranza;
perché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades,
e non permetterai che il tuo Santo subisca la decomposizione.
Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita.
Tu mi riempirai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al giorno d’oggi tra di noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Davide infatti non è salito in cielo; eppure egli stesso dice:
«Il Signore ha detto al mio Signore:

Siedi alla mia destra,

finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello dei tuoi piedi“».
Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

Atti 2:22-36

Commento

In questa prima predicazione petrina, Gesù viene presentato come il Messia atteso dai giudei, il Figlio di Davide in cui si adempiono le promesse che Dio aveva fatto al figlio di Iesse.

Gesù il Nazareno, uomo: Gesù, secondo Pietro, è un uomo. Un vero figlio di Davide e di Abraamo.

che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui: I miracoli di Gesù sono i “testimoni”che dichiarano la sua identità, il suo profondo rapporto con Dio. Dio agisce e si manifesta in Gesù. In Gesù, uomo, Dio si è manifestato agli uomini in modo pieno e definitivo. Gesù rivela le parole di Dio, Dio parla per mezzo di Gesù, Gesù è il Portavoce di Dio, è la sua Parola fatta uomo. Gesù compie le opere di Dio. Lui stesso è la grande opera dell’amore di Dio per gli uomini.

inchiodandolo sulla croce, lo uccideste: Gesù è morto sulla croce. Nel disegno di Dio, Gesù doveva morire, doveva gustare le conseguenze del peccato, lui che era senza peccato, per condannare il peccato alla morte.

ma Dio lo risuscitò: questo è il glorioso anuncio, la lieta notizia. GESÙ È RISORTO. Il peccato è stato vinto. La morte è stata vinta. C’è speranza in Gesù. In Gesù, Dio ci apre la porta della vita. Gesù stesso è la porta. Se moriamo con Gesù, risusciteremo con lui. Gesù è il vincitore del peccato e della morte.

non era possibile che egli fosse da essa trattenuto: Gesù è il Logos della Storia. In Gesù la vita acquisisce il suo vero senso. Non era possibile che la morte vincesse Gesù. Dio, nell’uomo di Nazaret, ha dimostrato la potenza e la bellezza del suo amore.

Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato: Gesù rappresenta l’adempimento e la culminazione delle promesse che Dio aveva fatto al popolo di Israele. Non si può capire Gesù se non lo si inserisce nella storia del popolo di Israele. Gesù è un figlio di Abraamo e di Davide. Gesù è il Re promesso che si siederà sul trono di Israele.

Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso: Dio ha innalzato questo uomo di Nazaret alla sua destra. Gesù riceve dal Padre il potere del Regno.

Il Signore ha detto al mio Signore:

Siedi alla mia destra,

finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello dei tuoi piedi

[…]

Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso:

Gesù è stato intronizzato. Gesù è il Re dell’Universo. Gesù ritornerà sulla terra per sederesi sul trono di Davide e costituire il Regno di Dio. Questa è la lieta notizia del Regno. Gesù è il Re e verrà per instaurare il Regno di Dio, suo Padre.

Shalom

(Continuerà)

E voi chi dite che io sia? Simone Pietro rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.

Le parole di Pietro costituiscono la più antica professione di fede cristiana e meritano un’attenta riflessione. In alcuni post precedenti mi sono soffermato sul significato di Gesù quale Cristo (Unto). In questo post cercherò di approfondire il significato dell’espressione Figlio di Dio che ricorre così spesso nella Bibbia. Capire il retroterra biblico di questo titolo è vitale per la fede cristiana, dal momento che riguarda la persona di Gesù, perno della storia della salvezza.

Un buon punto di partenza può essere questo passo dove Natan rivolge a Davide queste parole da parte del Signore:

Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza, il figlio che sarà uscito da te, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli costruirà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà un figlio” 2 Samuel 7: 12-14a.

E il testo parallelo di 1 Cronache 17:11-14.

Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu te ne andrai a raggiungere i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza, uno dei tuoi figli, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli mi costruirà una casa, e io renderò stabile il suo trono per sempre. Io sarò per lui un padre, ed egli mi sarà figlio; e non gli ritirerò la mia grazia, come l’ho ritirata da colui che ti ha preceduto. Io lo renderò saldo per sempre nella mia casa e nel mio regno, e il suo trono sarà reso stabile per sempre

Le parole “Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà un figlio” sono una formula di intronizzazione abituale nell’Antico Oriente. In esse Dio riconosce il Re come suo figlio adottivo. Sebbene la formula nel contesto di questo passo faccia riferimento a Salomone, erede del trono di Davide, è evidente, soprattutto nel secondo brano, la sua valenza messianica. Il Figlio di Dio per eccellenza sarà l’Unto di Dio che si siederà sul trono di Davide per instaurare il Regno di Dio sulla terra.

Nel dramma messianico del Salmo 2, ritroviamo la stessa formula:

Sono io, dirà, che ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo. Io annunzierò il decreto: il Signore mi ha detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” Salmo 2:6-7.

Nonostante il tumulto delle nazioni, Dio stabilirà il suo Unto (Cristo) sopra il trono di Davide e gli darà un regno perpetuo.

L’angelo Gabriele annunzia a Maria il compimento di questa promessa:

Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo Padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine” Luca 1:30-33.

La Buona Novella è l’annunzio di Gesù come Unto del Signore, come Re Messianico (=Figlio di Dio), esaltato e innalzato dal Padre dopo la risurrezione.

Ecco le parole di Pietro:

E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo:

Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.

E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione, è quanto ha dichiarato:

Darò a voi le cose sante promesse a Davide, quelle sicure.”Atti 13: 32-34.

Dopo la risurrezione Gesù è stato intronizzato da Dio, suo Padre, quale Re e Signore.

L’autore della lettera agli Ebrei nella stessa linea afferma:

Infatti, a quale degli angeli ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?

e anche: Io gli sarò Padre de egli mi sarà Figlio?

Gesù è stato dichiarato Figlio di Dio e riceverà il trono di Davide per regnare in perpetuo.

Paolo nell’introduzione alla lettera ai Romani afferma che mediante la risurrezione dei morti il Padre ha intronizzato Gesù come Figlio di Dio, vale a dire, come Re messianico:

“[...]il vangelo di Dio, che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, dichiarato Figlio di Dio [cioè, intronizzato] con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dei morti” Rom. 1:1-4

Lo stesso Paolo, in un famoso passo (interpretato a torto in senso trinitario), parla dell’innalzamento del Figlio a Re Messianico dopo la sua risurrezione:

Perciò Dio l’ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.” Filippesi 2:9-11

Gesù, innalzato a Re dell’Universo da Dio suo Padre, è il Signore (Kyrios), il primogenito della nuova creazione.

Lodato sia Gesù, il Figlio di Dio, il Re Messianico, il Signore!

Shalom.

Ascolto

Attenti dunque a come ascoltate” (Lc 8: 18a)

Spesso facciamo finta di ascoltare la Parola, ma in realtà ascoltiamo solo noi stessi e le molteplici distorsioni generate dal nostro egoismo. Accanto all’egoismo, altri fattori che compromettono la qualità della nostra lettura sono le preoccupazioni di questo secolo, la superficialità, i pregiudizi, l’ignoranza dolosa, la chiusura mentale, la vigliaccheria di non voler approfondire alcune verità intuite ma temute, la mancanza di fede, la paura di sbagliare.

Sono convinto però che il pericolo che può offuscare più gravemente la nostra capacità di ascolto sia la ribellione e la disubbidienza. Ogniqualvolta ci rifiutiamo di mettere in pratica ciò che abbiamo capito adducendo come pretesti schiere di scuse ragionevoli, inganniamo noi stessi e ci precludiamo ogni possibilità di progresso nel nostro cammino spirituale. Il rifiuto di mettere in pratica ciò che abbiamo ascoltato fa decadere la qualità del nostro ascolto e rende più difficile l’ascolto successivo.

E di questo renderemo certamente conto davanti a Dio.

Provvidenza

“Accetta come un bene le cose che ti accadono, sapendo che nulla avviene senza Dio”

Didachè III, 9 (I Padri apostolici, Città Nuova, 1976).

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo designio”

Romani 8:28

Terra

“L’uomo è terra che soffre”

Lettera di Barnaba VI, 9. (I Padri apostolici, Città Nuova, 1998 )

ABRAAMO

“Il Signore disse ad Abramo: “ Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò [….]. Abramo partì, come il Signore gli aveva detto”.

“[…] e partirono verso il paese di Canaan”

“Di là si spostò verso la montagna a oriente di Betel”

“Poi Abramo partì”

“Abramo scese in Egitto”

“Abramo dunque risalì dall’Egitto […] E continuò il suo viaggio dal meridione fino Betel”

“Allora Abramo levò le sue tende e andò ad abitare alle querce di Mamre”

“Abraamo partì di là andando verso la regione meridionale, si stabilì fra Cades e Sur; poi abitò come straniero in Gherar”

“Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei”

“Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria […] Abraamo si alzò la mattina di buon’ora […] poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato.”

“Poi Abraamo tornò dai suoi servi, Essi si levarono e insieme andarono a Beer-Seba e Abraamo abitò a Beer-Seba”

“Io sono straniero e di passaggio tra di voi”

 

ISACCO

“Isacco andò da Abimelec, re dei Filistei, a Gherar”

“Isacco allora partì di là, s’accampò nella valle di Gherar e vi si stabilì”

“Allora egli partì di là e scavò un altro pozzo”

“Poi di là Isacco salì a Beer-Seba”

 

GIACOBBE

“Parti, va’ a Paddam-Aram”

“Isacco fece partire Giacobbe, il quale andò a Paddam-Aram”

“Giacobbe partì da Beer-Seba e andò verso Caran”

“Poi Giaccobe si mise in cammino e andò nel paese degli orientali”

“Allora Giacobbe si alzò […] per andarsene da suo padre Isacco nel paese di Canaan.”

“Giacobbe continuò il suo cammino e gli vennero incontro degli angeli di Dio”

“Giocobbe partì alla volta di Succot”

“Poi Giaccobe, tornando da Paddam-Aram, arrivò sano e salvo alla città di Sichem, nel paese di Canaan, e piantò le tende di fronte alla città.”

“Dio disse a Giaccobe: Alzati, va’ ad abitare a Betel”

“Poi partirono da Betel”

“Poi Israele partì e piantò la sua tenda da Migdal-Eder”

“Giocobbe venne da Isacco suo padre a Mamre, a Chiriat-Arba, cioè Ebron, dove Abraamo e Isacco avevano soggiornato.”

“Giacobbe abitò nel paese dove suo padre aveva soggiornato, nel paese di Canaan”

“Israele partì con tutto quello che aveva e, giunto a Beer-Seba, offrí sacrifici al Dio d’Isacco suo padre. Dio parlò a Israele in visioni notturne, e disse: Giacobbe, Giacobbe! […] Non aver paura di scendere in Egitto, perché là ti farò diventare una grande nazione […] Allora Giacobbe partì da Beer-Seba […] Giacobbe con tutta la sua famiglia”

“Seppellitemi con i miei padri nella grotta che è nel campo di Efron, l’Ittita, nella grotta che è nel campo di Macpela, di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, la quale Abraamo comprò, con il campo, da Efron, l’Ittita, come sepolcro di sua proprietà”.

“[...] Gesú Cristo, della stirpe di Davide, figlio di Maria, che realmente nacque, mangiò e bevve. Egli realmente fu perseguitato sotto Ponzio, realmente fu crocefisso e morì alla presenza del cielo, della terra e degli inferi. Egli realmente risuscitò dai morti poiché lo risuscitò il Padre suo e similmente il Padre suo risusciterà in Gesù Cristo anche noi che crediamo in Lui, e senza di Lui non abbiamo la vera vita.”

Lettera di Ignazio ai Tralliani, IX,1-2. (I Padri apostolici, Città Nuova, 1998 )

Isacco implorò il Signore per sua moglie Rebecca, perché ella era sterile. Il Signore l’esaudì e Rebecca, sua moglie, concepì. I bambini si urtavano nel suo grembo ed ella disse: “Se così è, perché vivo?” E andò a consultare il Signore. Il Signore le disse: “Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dal tuo seno. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore“. Gen. 25:21-23

L’amore di Dio ha aspetti insondabili che non comprendiamo appieno. Dio, nell’inscrutabilità del suo disegno, scelse gratuitamente Giacobbe e non Esaú come oggetto privilegiato del suo amore.

Paolo lo esprime così in uno dei capitoli più solenni del Nuovo Testamento:

Anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre; poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: “Il maggiore servirà il minore”; com’è scritto: “Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaú

Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? Non di certo! Poiché egli dice a Mosè: “Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione” Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. […] Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. Rom. 9:10-18

Questo passo ferisce la sensibilità dell’uomo. L’elezione sovrana di Dio viene percepita come arbitraria e ingiusta perché l’uomo, a causa del peccato, ha smarrito il senso della propria limitatezza e della propria posizione davanti a Dio, e ha innalzato se stesso come criterio ultimo di verità e di giustizia.

Per il cristiano invece, Dio in quanto creatore dell’uomo, è il criterio ultimo del bene e della giustizia. Dio è la giustizia e il bene. Dio non è buono perché fa il bene, ma il bene è ciò che Dio fa e ciò che Dio vuole. Dio è il bene assoluto.

Dio quindi ama Giacobbe e lo ama gratuitamente. L’amore di Dio non nasce dal valore o dall’amabilità dell’oggetto, ma da Dio stesso che è amore. La storia biblica è la storia dell’amore incondizionato di Dio per il suo popolo.

Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama. Dt. 7:6-8a.

Dio sceglie Israele, non per una qualche presunta superiorità degli israeliti, ma per manifestare la gloria della sua grazia (Ef.1:6). Giacobbe ha l’immenso privilegio di essere un vaso scelto in cui Dio manifesta il suo amore. Giacobbe nel suo essere amato rinvia all’Amato per eccellenza: Gesù.

In Gesù, Dio ha concentrato le sterminate ricchezze del proprio amore, e in lui Dio riversa anche su di noi l’immensità della sua gloriosa grazia.

Shalom.

-Isacco, per Abraamo, era il segno dell’amore di Dio. Solo in Isacco, Abraamo intravedeva il compimento di tutte le promesse ricevute da Dio. In modo più pieno e completo, Gesù, il Figlio di Dio, è il compimento e la culminazione delle promesse di Dio e la manifestazione dell’amore divino per gli uomini.

-Abraamo, nel suo cuore, accettò di sacrificare suo figlio per amore di Dio. Gesù accettò di sacrificare se stesso per amore degli uomini. Dio, in Gesù, amò tutti gli uomini di un amore eterno.

-Il sacrificio di Isacco era la dimostrazione dell’amore di Abraamo nei confronti di Dio. Il sacrificio di Gesù sulla croce è la dimostrazione dell’amore di Dio per gli uomini.

-Per aver accettato di offrire suo figlio come olocausto, Dio promise ad Abraamo di colmarlo di benedizioni, di moltiplicare la sua discendenza e di benedire tutte le nazioni della terra nella sua discendenza. Gesù, figlio di Abraamo, accettò di offrire se stesso come olocausto. Per questo Dio l’ha risuscitato dai morti, primogenito della nuova creazione, ed è stato costituito erede di tutte le cose.

-Isacco ubbidì Dio e fu padre di una nazione. Gesù, anche se Figlio, imparò l’ubbidienza, e reso perfetto, è stato innalzato e glorificato alla destra della Maestà nei cieli e ritornerà come Re sulla terra per instaurare il Regno di suo Padre.

Shalom.

Isacco

Abraamo scelse per fede di vivere da straniero, in perenne pellegrinaggio in una terra non sua; abbandonò tutto, parenti ed affetti, amicizie e speranze umane, seguendo una chiamata. C’è Dio che bussa nei cuori degli uomini. Una vita spesa nell’ubbidienza del Signore per ritrovarsi, a quasi 100 anni, con in mano solo una promessa. Diventare vecchio e vulnerabile, con la moglie Sara, forte solo di una speranza. Straniero ed errante. Inseguendo una voce che risuona nel profondo. Una fiducia che si rifiuta di morire. La certezza della chiamata divina. Il riposo in Colui che governa la storia, nonostante tanta solitudine e tanti sogni svaniti in questo cammino che sembra di folle speranza. Nel buio del cammino s’impara a scorgere la luce, al contempo, vicina e lontana. Incamminare i passi nella certezza di un Amore che, contro ogni disperazione e nichilismo, diventerà figlio. Sul calar della sera, la luce della promessa splende in un nome: Isacco.

Shalom.

Il SIGNORE disse ad Abramo: “Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”. Gen. 12:1-3

Dopo questi fatti, la parola del Signore fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: “Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima”. [...] Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare”. E soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che gli contò questo come giustizia. Gen. 15:1, 5-6

Quando Abramo ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: “Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro; e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente”. Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: “Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. A te e alla tua discendenza dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perenne; e sarò loro Dio”. Gen. 17:1-8

Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei”. Dio rispose: “No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui. Gen.17:16,19

Abraamo non vide mai il compimento delle grandi promesse di Dio, le salutò e le vide da lontano, per fede. Per questo motivo Abraamo è stato giustificato: la fede nella parola di Dio, nelle promesse di Dio, corrisponde alla fede nella persona che n’è la manifestazione piena e definitiva, Gesù. In Gesù, Dio dimostra la propria giustizia quando giustifica per la fede il peccatore. Gesù, figlio di Abraamo, rende possibile diventare, per la fede, figli di Abraamo e quindi anche figli di Dio. Gesù è il grande Sì dell’amore divino. In Gesù, la parola di Dio diventa essere umano. Abraamo credendo alle promesse credette anche nella persona che n’è l’espressione perfetta: Gesù. In lui diventano realtà tutte le promesse che Dio fece ad Abraamo. La morte e la risurrezione di Gesù si ergono luminose al centro della storia della redenzione. Gesù, nello sconfiggere il peccato nella carne mediante la propria morte, ha aperto la via della salvezza e del compimento di tutte le promesse di Dio. In Gesù converge tutta la storia dell’amore di Dio e diventa pura luce.

Gesù è il figlio di Abraamo, non solo secondo la carne, ma anche secondo la promessa e l’amore di Dio. In Gesù, Abraamo diventa padre di una moltitudine di nazioni e in virtù di lui tutte le famiglie della terra saranno benedette. Per questo motivo, anche i gentili, per la fede nel Figlio di Abraamo, diventano cittadini della Gerusalemme celeste, e partecipano alle benedizioni di Dio.

Le promesse fatte ad Abraamo si adempieranno pienamente quando Gesù instaurerà sulla terra il Regno di Dio. Gesù porta a compimento le promesse fatte ai padri. Gesù è il Messia, il Cristo, l’Unto atteso che manifesterà l’amore e la giustizia nel Regno di Dio.

Shalom.

L’UNZIONE DEL RE

Anche il re viene consacrato con l’olio dell’unzione. Il Re appartiene a Dio. Il re, nel pensiero biblico, è il rappresentante di Dio sulla terra. Deve ubbidire alla volontà di Dio e sottomettersi al suo potere. Nessuno può proclamarsi re senza la volontà di Dio, è il Signore che sceglie il suo Re. La gratuità e la sovranità della scelta del re appartiene solo soltanto a Dio.

Il bellissimo racconto del primo libro di Samuele è un chiaro esempio:

Il Signore disse a Samuele: “Fino a quando farai cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Riempi d’olio il tuo corno e va’; ti manderò da Isai di Betlemme, perché mi sono provveduto un re tra i suoi figli” […] Poi Samuele disse a Isai: “Sono questi tutti i tuoi figli?” Isai rispose: “Resta ancora il più giovane, ma è al pascolo con le pecore”. Samuele disse a Isai: “Mandalo a cercare, perché non ci metteremo a mangiare prima che sia arrivato qua”. Isai dunque lo mandò a cercare, e lo fece venire. Egli era biondo, aveva dei begli occhi e un bell’aspetto. Il Signore disse a Samuele: “Àlzati, ungilo, perché è lui”. Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno lo spirito del Signore investì Davide. Poi Samuele si alzò e se ne tornò a Rama. 1º Sam. 16:1-2, 11-13.

L’unto del Signore ha un carattere sacro. Davide ne è pienamente consapevole come dimostra il suo rifiuto di far del male a Saul:

Davide disse alla gente: “Mi guardi il Signore dall’agire contro il mio re, che è l’unto del Signore, e dal mettergli le mani addosso; poiché egli è l’unto del Signore“. 1Sa 24:6 (24:7)

Ma Davide disse ad Abisai: “Non ucciderlo! Chi potrebbe mettere le mani addosso all’unto del SIGNORE senza rendersi colpevole?” 1º Sam. 26:9

E il castigo che merita chi stende la mano contro l’unto del Signore:

Davide gli disse: “Come mai non hai temuto di stendere la mano per uccidere l’unto del Signore?” Poi chiamò uno dei suoi uomini e gli disse: “Avvicìnati e colpisci costui!” Quello lo colpì ed egli morì. Davide gli disse: “Il tuo sangue ricada sul tuo capo, perché la tua bocca ha testimoniato contro di te quando hai detto: “Io ho ucciso l’unto del Signore”. 2º Sam. 1:14-16.

Uno dei fili conduttori di tutta la Bibbia è la sovranità di Dio. Questa sovranità si è palesata nell’elezione di Israele come popolo di Dio, nel quale egli manifesta la sua gloria e il suo amore. Tramite il Regno di Israele Dio mostra il suo piano di amore e di pace. Il Re di Israele è dunque l’unto nel quale si compie e manifesta questa volontà salvifica di Dio sulla terra.

Il Signore, Dio d’Israele, ha scelto me, in tutta la casa di mio padre, perché io fossi re d’Israele per sempre; poiché egli ha scelto Giuda come principe; e, nella casa di Giuda, la casa di mio padre; e tra i figli di mio padre gli è piaciuto di far me re di tutto Israele; e fra tutti i miei figli, poiché il Signore mi ha dato molti figli, egli ha scelto mio figlio Salomone, perché sieda sul trono del Signore, che regna sopra Israele. 1º Cron. 28:4-5

Davide riceve la promessa di Dio che il suo regno sarà reso stabile per sempre:

La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre 2º Sam. 7:16

Non è così della mia casa davanti a Dio? Poich’egli ha stabilito con me un patto eterno, ben regolato in ogni punto e perfettamente sicuro. Non farà egli germogliare la mia completa salvezza e tutto ciò che io bramo? 2º Sam. 23:5

Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide. Is. 55:3

Io ho fatto un patto con il mio eletto; ho fatto questo giuramento a Davide, mio servo: “Stabilirò la tua discendenza in eterno ed edificherò il tuo trono per ogni età” Salmo 89:3-4

Il regno di Israele fu distrutto a causa della malvagità dei figli d’Israele, ma è lo stesso Dio a promettere che lo farà risorgere:

I figli d’Israele infatti staranno per parecchio tempo senza re, senza capo, senza sacrificio e senza statua, senza efod e senza idoli domestici. Poi i figli d’Israele torneranno a cercare il Signore, loro Dio, e Davide, loro re, e ricorreranno tremanti al Signore e alla sua bontà, negli ultimi giorni. Os. 3:4-5

Poche cose sono più chiare nella Bibbia (specie nei Profeti) della volontà di Dio di manifestare il suo amore salvifico ristabilendo il Regno di Dio:

Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto e che non cadrà sotto il dominio d’un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso durerà per sempre…” Dan. 2:44

I profeti parlano di un Unto di Dio che riceverà questo Regno eterno:

Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto. […]poi i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per sempre, eternamente […]Allora il potere di giudicare fu dato ai santi dell’Altissimo, e venne il tempo che i santi ebbero il regno. […] “Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutte le potenze lo serviranno e gli ubbidiranno Dan. 7:13-14, 18, 22, 27

Lo spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio; per consolare tutti quelli che sono afflitti; per mettere, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria. Essi ricostruiranno sulle antiche rovine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, rinnoveranno le città devastate, i luoghi desolati delle trascorse generazioni. Is. 61:1-3

In Gesù, la promessa di Dio a Davide ha il suo pieno compimento. Gesù è il Re Unto da Dio per diventare il Re del Regno di Dio. La predicazione di Gesù non ha luogo in un vuoto storico. Il Regno di Dio non è un nuovo concetto che Gesù conia. Gli ascoltatori di Gesù sapevano che la predicazione di Gesù, il suo dichiararsi il Messia, era appunto la pretesa di essere lui il Re promesso ai padri. Gesù pretende che in lui la speranza del ristabilimento del Regno di Dio sulla terra diventerà realtà. Quando Matteo nel suo primo versetto dice che Gesù è il Cristo afferma niente di meno che Gesù sarà il Re del Regno di Dio restaurato. Gesù si presenta come il Figlio dell’Uomo annunciato dai profeti:

La Buona Notizia di Gesù è strettamente collegata al Regno e all’identità del Re:

Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino. Mat 4:17

Tutta la predicazione di Gesù e degli apostoli gira intorno alla Buona Novella che Gesù è il Re e al suo ritorno instaurerà il Regno di Dio sulla terra.

Shalom.

L’UNZIONE SACERDOTALE

Nei racconti dell’Esodo e del Levitico si leggono le norme e le disposizioni che Dio imponeva per la consacrazione del Sommo Sacerdote. Insieme ad altri precetti, il Sommo Sacerdote doveva essere unto prima di poter esercitare le sue mansioni davanti a Dio:

Ne vestirai tuo fratello Aaronne, i suoi figli con lui; li ungerai, li consacrerai e li santificherai perché mi servano come sacerdoti“(Es. 28:41).

Il Signore parlò ancora a Mosè, dicendo:
“[…] Ungerai Aaronne e i suoi figli, li consacrerai perché mi servano come sacerdoti. Parlerai ai figli d’Israele, dicendo: “Questo sarà il mio olio di consacrazione per tutte le generazioni future. Nessuno dovrà adoperarlo per il suo corpo. Non ne farete neppure un altro uguale, della stessa composizione: esso è cosa santa e sarà per voi cosa santa. Chiunque ne produrrà uno uguale, o chiunque ne metterà sopra un estraneo, sarà eliminato dal suo popolo
(Es. 30:22, 30-33)

L’unzione è una consacrazione a Dio. Nessuno può servire come sacerdote se non è stato prima unto con l’olio della consacrazione. Nessuno deve adoperare l’olio delle unzioni per scopi privati o diversi da quelli previsti da Dio. L’unzione è sacra perché appartiene esclusivamente a Dio. Chi pretende di ministrare davanti a Dio senza l’autorizzazione di Dio incorre in una gravissima colpa.

Nessuno si prende da sé quell’onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio, come nel caso di Aaronne. Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di essere fatto sommo sacerdote, ma la ebbe da colui che gli disse: “Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato” (Eb. 5:4-5).

Gesù dunque è stato consacrato da Dio come Sommo Sacerdote. Infatti Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato” è una formula di consacrazione. Inoltre è stato dichiarato sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec (Eb. 5:6). Gesù è un Sommo Sacerdote che può simpatizzare con le nostre debolezze perché è stato tentato come noi in ogni cosa come noi (Eb. 2:16-18; 4:15). Nel nome di Gesù, possiamo accostarci al Padre con piena fiducia di essere ascoltati e di avere accesso al trono della grazia. (Eb. 4:14-16; 10:19-22).

Gesù, anche se figlio, ha imparato l’ubbidienza totale e la sottomissione a Dio (Eb.2:10; 5:8), diventando così autore di eterna salvezza. Gesù, essendo stato dichiarato Sommo Sacerdote in eterno (Eb. 5:6; 6:20; 7:3,17), ha un sacerdozio che non si trasmette (7:24). Egli è santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori e esaltato dal Padre sopra ogni altro nome o potestà e non ha bisogno, come i sommi sacerdote del patto mosaico (Eb. 5:1-10), di offrire sacrifici in continuazione, perché questo l’ha fatto una volta per sempre offrendo se stesso (Eb. 7:26-27) .

Gesù, con la stessa nostra natura umana, ha distrutto con la sua morte il potere del peccato e della morte (Eb. 2:14,17). Gesù come Sommo Sacerdote non ha bisogno di offrire nuovi sacrifici in continuazione perché egli ha offerto se stesso come sacrificio puro, perfetto e senza macchia. Tale sacrificio, fatto una volta per tutte (Eb. 10:10), non ha più bisogno di essere ripetuto o rinnovato (Eb. 9:23-28). Gesù, essendo stato esaltato fino a sedersi alla destra della Maestà nei cieli (Eb. 10: 12-14), è l’unico e perfetto mediatore tra il Padre e gli uomini (1ª Tim. 2:5).

Gesù ha fatto ciò che nessun sommo sacerdote del patto mosaico poteva fare: entrare nella stessa presenza di Dio (Eb. 4:14; 6:19-20; 9:11-12, 24), avendo acquistato per gli uomini una redenzione eterna. Solo il sangue di Gesù può purificare le nostre coscienze dal peccato e farci entrare nella presenza di Dio.

Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù,
per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.” (Eb. 10:19-22)

Shalom.

Il vangelo di Matteo comincia con il “registro delle origini di Gesù”, non un semplice elenco, ma un sorta di riassunto della storia dell’amore divino nei confronti degli uomini. Matteo radica Gesù nella storia della salvezza. Gesù non è un estraneo, non è qualcuno che viene dal vuoto, senza collegamento con le paure e le speranze del popolo di Israele. Gesù è un vero figlio di Israele, figlio di Abraamo e di Davide.

La salvezza nella Bibbia è la storia dell’amore di Dio verso il suo popolo. Gesù sarà la manifestazione suprema di questo amore. In Gesù la Parola divina diventa essere umano (Gv.1:1). La promessa diventa realtà.

Matteo sceglie di presentare Gesù nel suo vero contesto, vale a dire, decide di inserirlo come culminazione di questa storia di amore. Il contenuto teologico della prima frase del vangelo di Matteo è quindi molto denso. In primo luogo, afferma che Gesù è il Cristo, cioè, l’Unto di Dio. Chi ha letto l’Antico Testamento sa che l’unzione (che consisteva nel cospargere di olio una persona o un oggetto) era nell’antico Israele un atto di consacrazione a Dio di una persona o di un oggetto. La persona o l’oggetto che si consacravano venivano messi da parte, separati per essere dedicati esclusivamente a Dio. Anche se l’argomento dell’unzione è molto vasto e ha molti risvolti, l’aspetto che mi sembra più interessante ai fini di capire la natura dell’affermazione dell’evangelista è il fatto che in Israele le due figure che per eccellenza si potevano definire unti da Dio e quindi consacrati completamente a Dio erano il Sommo Sacerdote e il Re (e raramente anche i profeti, cfr. 1º Re 19:16).

Gesù è l’Unto in entrambi i sensi.

Gesù è il nuovo Sommo Sacerdote che con il sacrificio della propria vita ha reso inutili i sacrifici del patto mosaico. Gesù, dopo aver fatto la purificazione dei nostri peccati, è stato costituito da Dio come il nuovo Sommo Sacerdote. Gesù ha vinto il peccato in virtù della propria morte e risurrezione ed è stato costituito come l’unico mediatore tra il Padre e gli uomini. Gesù è dunque Sommo Sacerdote perché ha offerto se stesso come sacrificio per il peccato e perché è lui l’unico che intercede a favore di tutti coloro che nel suo nome si avvicinano al Padre.

Gesù è il Re messianico. Dio aveva promesso a Abraamo che avrebbe reso stabile per sempre il suo patto d’amore con lui e con i suoi discendenti. Dio aveva anche promesso a Davide che un suo discendente sarebbe salito sul trono di Davide e l’avrebbe reso inamovibile. Un Re, suo figlio, sarebbe sorto e avrebbe stabilito il governo di Dio su Israele e su tutta la terra. Forse poche promesse sono così chiare ma, al contempo, così trascurate o ignorate quanto questa luminosa verità: Gesù sarà il Re di un regno di pace e di giustizia sulla terra (Ap. 5:10; 11:15-18; 20:3, 8). Gesù è il Messia, colui che è stato unto per regnare. Questa è la speranza di Israele e la speranza cristiana.

Nel prossimo post mi soffermerò brevemente sul significato dell’unzione e di come viene applicata a Gesù come Sommo Sacerdote.

Shalom.