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“E voi chi dite che io sia? Simone Pietro rispose: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente.”
Le parole di Pietro costituiscono la più antica professione di fede cristiana e meritano un’attenta riflessione. In alcuni post precedenti mi sono soffermato sul significato di Gesù quale Cristo (Unto). In questo post cercherò di approfondire il significato dell’espressione Figlio di Dio che ricorre così spesso nella Bibbia. Capire il retroterra biblico di questo titolo è vitale per la fede cristiana, dal momento che riguarda la persona di Gesù, perno della storia della salvezza.
Un buon punto di partenza può essere questo passo dove Natan rivolge a Davide queste parole da parte del Signore:
“Quando i tuoi saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza, il figlio che sarà uscito da te, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli costruirà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà un figlio” 2 Samuel 7: 12-14a.
E il testo parallelo di 1 Cronache 17:11-14.
“Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu te ne andrai a raggiungere i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza, uno dei tuoi figli, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli mi costruirà una casa, e io renderò stabile il suo trono per sempre. Io sarò per lui un padre, ed egli mi sarà figlio; e non gli ritirerò la mia grazia, come l’ho ritirata da colui che ti ha preceduto. Io lo renderò saldo per sempre nella mia casa e nel mio regno, e il suo trono sarà reso stabile per sempre”
Le parole “Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà un figlio” sono una formula di intronizzazione abituale nell’Antico Oriente. In esse Dio riconosce il Re come suo figlio adottivo. Sebbene la formula nel contesto di questo passo faccia riferimento a Salomone, erede del trono di Davide, è evidente, soprattutto nel secondo brano, la sua valenza messianica. Il Figlio di Dio per eccellenza sarà l’Unto di Dio che si siederà sul trono di Davide per instaurare il Regno di Dio sulla terra.
Nel dramma messianico del Salmo 2, ritroviamo la stessa formula:
“Sono io, dirà, che ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo. Io annunzierò il decreto: il Signore mi ha detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” Salmo 2:6-7.
Nonostante il tumulto delle nazioni, Dio stabilirà il suo Unto (Cristo) sopra il trono di Davide e gli darà un regno perpetuo.
L’angelo Gabriele annunzia a Maria il compimento di questa promessa:
“Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo Padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine” Luca 1:30-33.
La Buona Novella è l’annunzio di Gesù come Unto del Signore, come Re Messianico (=Figlio di Dio), esaltato e innalzato dal Padre dopo la risurrezione.
Ecco le parole di Pietro:
“E noi vi annunziamo la buona novella che la promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo:
Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato.
E che Dio lo ha risuscitato dai morti, in modo che non abbia mai più a tornare alla corruzione, è quanto ha dichiarato:
Darò a voi le cose sante promesse a Davide, quelle sicure.”Atti 13: 32-34.
Dopo la risurrezione Gesù è stato intronizzato da Dio, suo Padre, quale Re e Signore.
L’autore della lettera agli Ebrei nella stessa linea afferma:
“Infatti, a quale degli angeli ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato?
e anche: Io gli sarò Padre de egli mi sarà Figlio?”
Gesù è stato dichiarato Figlio di Dio e riceverà il trono di Davide per regnare in perpetuo.
Paolo nell’introduzione alla lettera ai Romani afferma che mediante la risurrezione dei morti il Padre ha intronizzato Gesù come Figlio di Dio, vale a dire, come Re messianico:
“[...]il vangelo di Dio, che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, dichiarato Figlio di Dio [cioè, intronizzato] con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dei morti” Rom. 1:1-4
Lo stesso Paolo, in un famoso passo (interpretato a torto in senso trinitario), parla dell’innalzamento del Figlio a Re Messianico dopo la sua risurrezione:
“Perciò Dio l’ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.” Filippesi 2:9-11
Gesù, innalzato a Re dell’Universo da Dio suo Padre, è il Signore (Kyrios), il primogenito della nuova creazione.
Lodato sia Gesù, il Figlio di Dio, il Re Messianico, il Signore!
Shalom.
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“Attenti dunque a come ascoltate” (Lc 8: 18a)
Spesso facciamo finta di ascoltare la Parola, ma in realtà ascoltiamo solo noi stessi e le molteplici distorsioni generate dal nostro egoismo. Accanto all’egoismo, altri fattori che compromettono la qualità della nostra lettura sono le preoccupazioni di questo secolo, la superficialità, i pregiudizi, l’ignoranza dolosa, la chiusura mentale, la vigliaccheria di non voler approfondire alcune verità intuite ma temute, la mancanza di fede, la paura di sbagliare.
Sono convinto però che il pericolo che può offuscare più gravemente la nostra capacità di ascolto sia la ribellione e la disubbidienza. Ogniqualvolta ci rifiutiamo di mettere in pratica ciò che abbiamo capito adducendo come pretesti schiere di scuse ragionevoli, inganniamo noi stessi e ci precludiamo ogni possibilità di progresso nel nostro cammino spirituale. Il rifiuto di mettere in pratica ciò che abbiamo ascoltato fa decadere la qualità del nostro ascolto e rende più difficile l’ascolto successivo.
E di questo renderemo certamente conto davanti a Dio.
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“Accetta come un bene le cose che ti accadono, sapendo che nulla avviene senza Dio”
Didachè III, 9 (I Padri apostolici, Città Nuova, 1976).
“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo designio”
Romani 8:28
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“L’uomo è terra che soffre”
Lettera di Barnaba VI, 9. (I Padri apostolici, Città Nuova, 1998 )
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ABRAAMO
“Il Signore disse ad Abramo: “ Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò [….]. Abramo partì, come il Signore gli aveva detto”.
“[…] e partirono verso il paese di Canaan”
“Di là si spostò verso la montagna a oriente di Betel”
“Poi Abramo partì”
“Abramo scese in Egitto”
“Abramo dunque risalì dall’Egitto […] E continuò il suo viaggio dal meridione fino Betel”
“Allora Abramo levò le sue tende e andò ad abitare alle querce di Mamre”
“Abraamo partì di là andando verso la regione meridionale, si stabilì fra Cades e Sur; poi abitò come straniero in Gherar”
“Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei”
“Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria […] Abraamo si alzò la mattina di buon’ora […] poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato.”
“Poi Abraamo tornò dai suoi servi, Essi si levarono e insieme andarono a Beer-Seba e Abraamo abitò a Beer-Seba”
“Io sono straniero e di passaggio tra di voi”
ISACCO
“Isacco andò da Abimelec, re dei Filistei, a Gherar”
“Isacco allora partì di là, s’accampò nella valle di Gherar e vi si stabilì”
“Allora egli partì di là e scavò un altro pozzo”
“Poi di là Isacco salì a Beer-Seba”
GIACOBBE
“Parti, va’ a Paddam-Aram”
“Isacco fece partire Giacobbe, il quale andò a Paddam-Aram”
“Giacobbe partì da Beer-Seba e andò verso Caran”
“Poi Giaccobe si mise in cammino e andò nel paese degli orientali”
“Allora Giacobbe si alzò […] per andarsene da suo padre Isacco nel paese di Canaan.”
“Giacobbe continuò il suo cammino e gli vennero incontro degli angeli di Dio”
“Giocobbe partì alla volta di Succot”
“Poi Giaccobe, tornando da Paddam-Aram, arrivò sano e salvo alla città di Sichem, nel paese di Canaan, e piantò le tende di fronte alla città.”
“Dio disse a Giaccobe: Alzati, va’ ad abitare a Betel”
“Poi partirono da Betel”
“Poi Israele partì e piantò la sua tenda da Migdal-Eder”
“Giocobbe venne da Isacco suo padre a Mamre, a Chiriat-Arba, cioè Ebron, dove Abraamo e Isacco avevano soggiornato.”
“Giacobbe abitò nel paese dove suo padre aveva soggiornato, nel paese di Canaan”
“Israele partì con tutto quello che aveva e, giunto a Beer-Seba, offrí sacrifici al Dio d’Isacco suo padre. Dio parlò a Israele in visioni notturne, e disse: Giacobbe, Giacobbe! […] Non aver paura di scendere in Egitto, perché là ti farò diventare una grande nazione […] Allora Giacobbe partì da Beer-Seba […] Giacobbe con tutta la sua famiglia”
“Seppellitemi con i miei padri nella grotta che è nel campo di Efron, l’Ittita, nella grotta che è nel campo di Macpela, di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, la quale Abraamo comprò, con il campo, da Efron, l’Ittita, come sepolcro di sua proprietà”.
“[...] Gesú Cristo, della stirpe di Davide, figlio di Maria, che realmente nacque, mangiò e bevve. Egli realmente fu perseguitato sotto Ponzio, realmente fu crocefisso e morì alla presenza del cielo, della terra e degli inferi. Egli realmente risuscitò dai morti poiché lo risuscitò il Padre suo e similmente il Padre suo risusciterà in Gesù Cristo anche noi che crediamo in Lui, e senza di Lui non abbiamo la vera vita.”
Lettera di Ignazio ai Tralliani, IX,1-2. (I Padri apostolici, Città Nuova, 1998 )
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Isacco implorò il Signore per sua moglie Rebecca, perché ella era sterile. Il Signore l’esaudì e Rebecca, sua moglie, concepì. I bambini si urtavano nel suo grembo ed ella disse: “Se così è, perché vivo?” E andò a consultare il Signore. Il Signore le disse: “Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dal tuo seno. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore“. Gen. 25:21-23
L’amore di Dio ha aspetti insondabili che non comprendiamo appieno. Dio, nell’inscrutabilità del suo disegno, scelse gratuitamente Giacobbe e non Esaú come oggetto privilegiato del suo amore.
Paolo lo esprime così in uno dei capitoli più solenni del Nuovo Testamento:
“Anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre; poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: “Il maggiore servirà il minore”; com’è scritto: “Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaú”
Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? Non di certo! Poiché egli dice a Mosè: “Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione” Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. […] Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. Rom. 9:10-18
Questo passo ferisce la sensibilità dell’uomo. L’elezione sovrana di Dio viene percepita come arbitraria e ingiusta perché l’uomo, a causa del peccato, ha smarrito il senso della propria limitatezza e della propria posizione davanti a Dio, e ha innalzato se stesso come criterio ultimo di verità e di giustizia.
Per il cristiano invece, Dio in quanto creatore dell’uomo, è il criterio ultimo del bene e della giustizia. Dio è la giustizia e il bene. Dio non è buono perché fa il bene, ma il bene è ciò che Dio fa e ciò che Dio vuole. Dio è il bene assoluto.
Dio quindi ama Giacobbe e lo ama gratuitamente. L’amore di Dio non nasce dal valore o dall’amabilità dell’oggetto, ma da Dio stesso che è amore. La storia biblica è la storia dell’amore incondizionato di Dio per il suo popolo.
“Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama”. Dt. 7:6-8a.
Dio sceglie Israele, non per una qualche presunta superiorità degli israeliti, ma per manifestare la gloria della sua grazia (Ef.1:6). Giacobbe ha l’immenso privilegio di essere un vaso scelto in cui Dio manifesta il suo amore. Giacobbe nel suo essere amato rinvia all’Amato per eccellenza: Gesù.
In Gesù, Dio ha concentrato le sterminate ricchezze del proprio amore, e in lui Dio riversa anche su di noi l’immensità della sua gloriosa grazia.
Shalom.
-Isacco, per Abraamo, era il segno dell’amore di Dio. Solo in Isacco, Abraamo intravedeva il compimento di tutte le promesse ricevute da Dio. In modo più pieno e completo, Gesù, il Figlio di Dio, è il compimento e la culminazione delle promesse di Dio e la manifestazione dell’amore divino per gli uomini.
-Abraamo, nel suo cuore, accettò di sacrificare suo figlio per amore di Dio. Gesù accettò di sacrificare se stesso per amore degli uomini. Dio, in Gesù, amò tutti gli uomini di un amore eterno.
-Il sacrificio di Isacco era la dimostrazione dell’amore di Abraamo nei confronti di Dio. Il sacrificio di Gesù sulla croce è la dimostrazione dell’amore di Dio per gli uomini.
-Per aver accettato di offrire suo figlio come olocausto, Dio promise ad Abraamo di colmarlo di benedizioni, di moltiplicare la sua discendenza e di benedire tutte le nazioni della terra nella sua discendenza. Gesù, figlio di Abraamo, accettò di offrire se stesso come olocausto. Per questo Dio l’ha risuscitato dai morti, primogenito della nuova creazione, ed è stato costituito erede di tutte le cose.
-Isacco ubbidì Dio e fu padre di una nazione. Gesù, anche se Figlio, imparò l’ubbidienza, e reso perfetto, è stato innalzato e glorificato alla destra della Maestà nei cieli e ritornerà come Re sulla terra per instaurare il Regno di suo Padre.
Shalom.
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Abraamo scelse per fede di vivere da straniero, in perenne pellegrinaggio in una terra non sua; abbandonò tutto, parenti ed affetti, amicizie e speranze umane, seguendo una chiamata. C’è Dio che bussa nei cuori degli uomini. Una vita spesa nell’ubbidienza del Signore per ritrovarsi, a quasi 100 anni, con in mano solo una promessa. Diventare vecchio e vulnerabile, con la moglie Sara, forte solo di una speranza. Straniero ed errante. Inseguendo una voce che risuona nel profondo. Una fiducia che si rifiuta di morire. La certezza della chiamata divina. Il riposo in Colui che governa la storia, nonostante tanta solitudine e tanti sogni svaniti in questo cammino che sembra di folle speranza. Nel buio del cammino s’impara a scorgere la luce, al contempo, vicina e lontana. Incamminare i passi nella certezza di un Amore che, contro ogni disperazione e nichilismo, diventerà figlio. Sul calar della sera, la luce della promessa splende in un nome: Isacco.
Shalom.
Il SIGNORE disse ad Abramo: “Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”. Gen. 12:1-3
Dopo questi fatti, la parola del Signore fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: “Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima”. [...] Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare”. E soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che gli contò questo come giustizia. Gen. 15:1, 5-6
Quando Abramo ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: “Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro; e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente”. Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: “Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. A te e alla tua discendenza dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perenne; e sarò loro Dio”. Gen. 17:1-8
Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei”. Dio rispose: “No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui. Gen.17:16,19
Abraamo non vide mai il compimento delle grandi promesse di Dio, le salutò e le vide da lontano, per fede. Per questo motivo Abraamo è stato giustificato: la fede nella parola di Dio, nelle promesse di Dio, corrisponde alla fede nella persona che n’è la manifestazione piena e definitiva, Gesù. In Gesù, Dio dimostra la propria giustizia quando giustifica per la fede il peccatore. Gesù, figlio di Abraamo, rende possibile diventare, per la fede, figli di Abraamo e quindi anche figli di Dio. Gesù è il grande Sì dell’amore divino. In Gesù, la parola di Dio diventa essere umano. Abraamo credendo alle promesse credette anche nella persona che n’è l’espressione perfetta: Gesù. In lui diventano realtà tutte le promesse che Dio fece ad Abraamo. La morte e la risurrezione di Gesù si ergono luminose al centro della storia della redenzione. Gesù, nello sconfiggere il peccato nella carne mediante la propria morte, ha aperto la via della salvezza e del compimento di tutte le promesse di Dio. In Gesù converge tutta la storia dell’amore di Dio e diventa pura luce.
Gesù è il figlio di Abraamo, non solo secondo la carne, ma anche secondo la promessa e l’amore di Dio. In Gesù, Abraamo diventa padre di una moltitudine di nazioni e in virtù di lui tutte le famiglie della terra saranno benedette. Per questo motivo, anche i gentili, per la fede nel Figlio di Abraamo, diventano cittadini della Gerusalemme celeste, e partecipano alle benedizioni di Dio.
Le promesse fatte ad Abraamo si adempieranno pienamente quando Gesù instaurerà sulla terra il Regno di Dio. Gesù porta a compimento le promesse fatte ai padri. Gesù è il Messia, il Cristo, l’Unto atteso che manifesterà l’amore e la giustizia nel Regno di Dio.
Shalom.
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L’UNZIONE DEL RE
Anche il re viene consacrato con l’olio dell’unzione. Il Re appartiene a Dio. Il re, nel pensiero biblico, è il rappresentante di Dio sulla terra. Deve ubbidire alla volontà di Dio e sottomettersi al suo potere. Nessuno può proclamarsi re senza la volontà di Dio, è il Signore che sceglie il suo Re. La gratuità e la sovranità della scelta del re appartiene solo soltanto a Dio.
Il bellissimo racconto del primo libro di Samuele è un chiaro esempio:
Il Signore disse a Samuele: “Fino a quando farai cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Riempi d’olio il tuo corno e va’; ti manderò da Isai di Betlemme, perché mi sono provveduto un re tra i suoi figli” […] Poi Samuele disse a Isai: “Sono questi tutti i tuoi figli?” Isai rispose: “Resta ancora il più giovane, ma è al pascolo con le pecore”. Samuele disse a Isai: “Mandalo a cercare, perché non ci metteremo a mangiare prima che sia arrivato qua”. Isai dunque lo mandò a cercare, e lo fece venire. Egli era biondo, aveva dei begli occhi e un bell’aspetto. Il Signore disse a Samuele: “Àlzati, ungilo, perché è lui”. Allora Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli; da quel giorno lo spirito del Signore investì Davide. Poi Samuele si alzò e se ne tornò a Rama. 1º Sam. 16:1-2, 11-13.
L’unto del Signore ha un carattere sacro. Davide ne è pienamente consapevole come dimostra il suo rifiuto di far del male a Saul:
Davide disse alla gente: “Mi guardi il Signore dall’agire contro il mio re, che è l’unto del Signore, e dal mettergli le mani addosso; poiché egli è l’unto del Signore“. 1Sa 24:6 (24:7)
Ma Davide disse ad Abisai: “Non ucciderlo! Chi potrebbe mettere le mani addosso all’unto del SIGNORE senza rendersi colpevole?” 1º Sam. 26:9
E il castigo che merita chi stende la mano contro l’unto del Signore:
Davide gli disse: “Come mai non hai temuto di stendere la mano per uccidere l’unto del Signore?” Poi chiamò uno dei suoi uomini e gli disse: “Avvicìnati e colpisci costui!” Quello lo colpì ed egli morì. Davide gli disse: “Il tuo sangue ricada sul tuo capo, perché la tua bocca ha testimoniato contro di te quando hai detto: “Io ho ucciso l’unto del Signore”. 2º Sam. 1:14-16.
Uno dei fili conduttori di tutta la Bibbia è la sovranità di Dio. Questa sovranità si è palesata nell’elezione di Israele come popolo di Dio, nel quale egli manifesta la sua gloria e il suo amore. Tramite il Regno di Israele Dio mostra il suo piano di amore e di pace. Il Re di Israele è dunque l’unto nel quale si compie e manifesta questa volontà salvifica di Dio sulla terra.
Il Signore, Dio d’Israele, ha scelto me, in tutta la casa di mio padre, perché io fossi re d’Israele per sempre; poiché egli ha scelto Giuda come principe; e, nella casa di Giuda, la casa di mio padre; e tra i figli di mio padre gli è piaciuto di far me re di tutto Israele; e fra tutti i miei figli, poiché il Signore mi ha dato molti figli, egli ha scelto mio figlio Salomone, perché sieda sul trono del Signore, che regna sopra Israele. 1º Cron. 28:4-5
Davide riceve la promessa di Dio che il suo regno sarà reso stabile per sempre:
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre 2º Sam. 7:16
Non è così della mia casa davanti a Dio? Poich’egli ha stabilito con me un patto eterno, ben regolato in ogni punto e perfettamente sicuro. Non farà egli germogliare la mia completa salvezza e tutto ciò che io bramo? 2º Sam. 23:5
Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide. Is. 55:3
Io ho fatto un patto con il mio eletto; ho fatto questo giuramento a Davide, mio servo: “Stabilirò la tua discendenza in eterno ed edificherò il tuo trono per ogni età” Salmo 89:3-4
Il regno di Israele fu distrutto a causa della malvagità dei figli d’Israele, ma è lo stesso Dio a promettere che lo farà risorgere:
I figli d’Israele infatti staranno per parecchio tempo senza re, senza capo, senza sacrificio e senza statua, senza efod e senza idoli domestici. Poi i figli d’Israele torneranno a cercare il Signore, loro Dio, e Davide, loro re, e ricorreranno tremanti al Signore e alla sua bontà, negli ultimi giorni. Os. 3:4-5
Poche cose sono più chiare nella Bibbia (specie nei Profeti) della volontà di Dio di manifestare il suo amore salvifico ristabilendo il Regno di Dio:
“Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto e che non cadrà sotto il dominio d’un altro popolo. Spezzerà e annienterà tutti quei regni, ma esso durerà per sempre…” Dan. 2:44
I profeti parlano di un Unto di Dio che riceverà questo Regno eterno:
Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto. […]poi i santi dell’Altissimo riceveranno il regno e lo possederanno per sempre, eternamente […]Allora il potere di giudicare fu dato ai santi dell’Altissimo, e venne il tempo che i santi ebbero il regno. […] “Allora il regno, il potere e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutte le potenze lo serviranno e gli ubbidiranno Dan. 7:13-14, 18, 22, 27
Lo spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio; per consolare tutti quelli che sono afflitti; per mettere, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del Signore per mostrare la sua gloria. Essi ricostruiranno sulle antiche rovine, rialzeranno i luoghi desolati nel passato, rinnoveranno le città devastate, i luoghi desolati delle trascorse generazioni. Is. 61:1-3
In Gesù, la promessa di Dio a Davide ha il suo pieno compimento. Gesù è il Re Unto da Dio per diventare il Re del Regno di Dio. La predicazione di Gesù non ha luogo in un vuoto storico. Il Regno di Dio non è un nuovo concetto che Gesù conia. Gli ascoltatori di Gesù sapevano che la predicazione di Gesù, il suo dichiararsi il Messia, era appunto la pretesa di essere lui il Re promesso ai padri. Gesù pretende che in lui la speranza del ristabilimento del Regno di Dio sulla terra diventerà realtà. Quando Matteo nel suo primo versetto dice che Gesù è il Cristo afferma niente di meno che Gesù sarà il Re del Regno di Dio restaurato. Gesù si presenta come il Figlio dell’Uomo annunciato dai profeti:
La Buona Notizia di Gesù è strettamente collegata al Regno e all’identità del Re:
Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino. Mat 4:17
Tutta la predicazione di Gesù e degli apostoli gira intorno alla Buona Novella che Gesù è il Re e al suo ritorno instaurerà il Regno di Dio sulla terra.
Shalom.
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L’UNZIONE SACERDOTALE
Nei racconti dell’Esodo e del Levitico si leggono le norme e le disposizioni che Dio imponeva per la consacrazione del Sommo Sacerdote. Insieme ad altri precetti, il Sommo Sacerdote doveva essere unto prima di poter esercitare le sue mansioni davanti a Dio:
“Ne vestirai tuo fratello Aaronne, i suoi figli con lui; li ungerai, li consacrerai e li santificherai perché mi servano come sacerdoti“(Es. 28:41).
“Il Signore parlò ancora a Mosè, dicendo:
“[…] Ungerai Aaronne e i suoi figli, li consacrerai perché mi servano come sacerdoti. Parlerai ai figli d’Israele, dicendo: “Questo sarà il mio olio di consacrazione per tutte le generazioni future. Nessuno dovrà adoperarlo per il suo corpo. Non ne farete neppure un altro uguale, della stessa composizione: esso è cosa santa e sarà per voi cosa santa. Chiunque ne produrrà uno uguale, o chiunque ne metterà sopra un estraneo, sarà eliminato dal suo popolo“ (Es. 30:22, 30-33)
L’unzione è una consacrazione a Dio. Nessuno può servire come sacerdote se non è stato prima unto con l’olio della consacrazione. Nessuno deve adoperare l’olio delle unzioni per scopi privati o diversi da quelli previsti da Dio. L’unzione è sacra perché appartiene esclusivamente a Dio. Chi pretende di ministrare davanti a Dio senza l’autorizzazione di Dio incorre in una gravissima colpa.
“ Nessuno si prende da sé quell’onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio, come nel caso di Aaronne. Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di essere fatto sommo sacerdote, ma la ebbe da colui che gli disse: “Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato” (Eb. 5:4-5).
Gesù dunque è stato consacrato da Dio come Sommo Sacerdote. Infatti “Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato” è una formula di consacrazione. Inoltre è stato dichiarato sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec (Eb. 5:6). Gesù è un Sommo Sacerdote che può simpatizzare con le nostre debolezze perché è stato tentato come noi in ogni cosa come noi (Eb. 2:16-18; 4:15). Nel nome di Gesù, possiamo accostarci al Padre con piena fiducia di essere ascoltati e di avere accesso al trono della grazia. (Eb. 4:14-16; 10:19-22).
Gesù, anche se figlio, ha imparato l’ubbidienza totale e la sottomissione a Dio (Eb.2:10; 5:8), diventando così autore di eterna salvezza. Gesù, essendo stato dichiarato Sommo Sacerdote in eterno (Eb. 5:6; 6:20; 7:3,17), ha un sacerdozio che non si trasmette (7:24). Egli è santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori e esaltato dal Padre sopra ogni altro nome o potestà e non ha bisogno, come i sommi sacerdote del patto mosaico (Eb. 5:1-10), di offrire sacrifici in continuazione, perché questo l’ha fatto una volta per sempre offrendo se stesso (Eb. 7:26-27) .
Gesù, con la stessa nostra natura umana, ha distrutto con la sua morte il potere del peccato e della morte (Eb. 2:14,17). Gesù come Sommo Sacerdote non ha bisogno di offrire nuovi sacrifici in continuazione perché egli ha offerto se stesso come sacrificio puro, perfetto e senza macchia. Tale sacrificio, fatto una volta per tutte (Eb. 10:10), non ha più bisogno di essere ripetuto o rinnovato (Eb. 9:23-28). Gesù, essendo stato esaltato fino a sedersi alla destra della Maestà nei cieli (Eb. 10: 12-14), è l’unico e perfetto mediatore tra il Padre e gli uomini (1ª Tim. 2:5).
Gesù ha fatto ciò che nessun sommo sacerdote del patto mosaico poteva fare: entrare nella stessa presenza di Dio (Eb. 4:14; 6:19-20; 9:11-12, 24), avendo acquistato per gli uomini una redenzione eterna. Solo il sangue di Gesù può purificare le nostre coscienze dal peccato e farci entrare nella presenza di Dio.
“Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù,
per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.” (Eb. 10:19-22)
Shalom.
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Il vangelo di Matteo comincia con il “registro delle origini di Gesù”, non un semplice elenco, ma un sorta di riassunto della storia dell’amore divino nei confronti degli uomini. Matteo radica Gesù nella storia della salvezza. Gesù non è un estraneo, non è qualcuno che viene dal vuoto, senza collegamento con le paure e le speranze del popolo di Israele. Gesù è un vero figlio di Israele, figlio di Abraamo e di Davide.
La salvezza nella Bibbia è la storia dell’amore di Dio verso il suo popolo. Gesù sarà la manifestazione suprema di questo amore. In Gesù la Parola divina diventa essere umano (Gv.1:1). La promessa diventa realtà.
Matteo sceglie di presentare Gesù nel suo vero contesto, vale a dire, decide di inserirlo come culminazione di questa storia di amore. Il contenuto teologico della prima frase del vangelo di Matteo è quindi molto denso. In primo luogo, afferma che Gesù è il Cristo, cioè, l’Unto di Dio. Chi ha letto l’Antico Testamento sa che l’unzione (che consisteva nel cospargere di olio una persona o un oggetto) era nell’antico Israele un atto di consacrazione a Dio di una persona o di un oggetto. La persona o l’oggetto che si consacravano venivano messi da parte, separati per essere dedicati esclusivamente a Dio. Anche se l’argomento dell’unzione è molto vasto e ha molti risvolti, l’aspetto che mi sembra più interessante ai fini di capire la natura dell’affermazione dell’evangelista è il fatto che in Israele le due figure che per eccellenza si potevano definire unti da Dio e quindi consacrati completamente a Dio erano il Sommo Sacerdote e il Re (e raramente anche i profeti, cfr. 1º Re 19:16).
Gesù è l’Unto in entrambi i sensi.
Gesù è il nuovo Sommo Sacerdote che con il sacrificio della propria vita ha reso inutili i sacrifici del patto mosaico. Gesù, dopo aver fatto la purificazione dei nostri peccati, è stato costituito da Dio come il nuovo Sommo Sacerdote. Gesù ha vinto il peccato in virtù della propria morte e risurrezione ed è stato costituito come l’unico mediatore tra il Padre e gli uomini. Gesù è dunque Sommo Sacerdote perché ha offerto se stesso come sacrificio per il peccato e perché è lui l’unico che intercede a favore di tutti coloro che nel suo nome si avvicinano al Padre.
Gesù è il Re messianico. Dio aveva promesso a Abraamo che avrebbe reso stabile per sempre il suo patto d’amore con lui e con i suoi discendenti. Dio aveva anche promesso a Davide che un suo discendente sarebbe salito sul trono di Davide e l’avrebbe reso inamovibile. Un Re, suo figlio, sarebbe sorto e avrebbe stabilito il governo di Dio su Israele e su tutta la terra. Forse poche promesse sono così chiare ma, al contempo, così trascurate o ignorate quanto questa luminosa verità: Gesù sarà il Re di un regno di pace e di giustizia sulla terra (Ap. 5:10; 11:15-18; 20:3, 8). Gesù è il Messia, colui che è stato unto per regnare. Questa è la speranza di Israele e la speranza cristiana.
Nel prossimo post mi soffermerò brevemente sul significato dell’unzione e di come viene applicata a Gesù come Sommo Sacerdote.
Shalom.