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L’UNZIONE SACERDOTALE
Nei racconti dell’Esodo e del Levitico si leggono le norme e le disposizioni che Dio imponeva per la consacrazione del Sommo Sacerdote. Insieme ad altri precetti, il Sommo Sacerdote doveva essere unto prima di poter esercitare le sue mansioni davanti a Dio:
“Ne vestirai tuo fratello Aaronne, i suoi figli con lui; li ungerai, li consacrerai e li santificherai perché mi servano come sacerdoti“(Es. 28:41).
“Il Signore parlò ancora a Mosè, dicendo:
“[…] Ungerai Aaronne e i suoi figli, li consacrerai perché mi servano come sacerdoti. Parlerai ai figli d’Israele, dicendo: “Questo sarà il mio olio di consacrazione per tutte le generazioni future. Nessuno dovrà adoperarlo per il suo corpo. Non ne farete neppure un altro uguale, della stessa composizione: esso è cosa santa e sarà per voi cosa santa. Chiunque ne produrrà uno uguale, o chiunque ne metterà sopra un estraneo, sarà eliminato dal suo popolo“ (Es. 30:22, 30-33)
L’unzione è una consacrazione a Dio. Nessuno può servire come sacerdote se non è stato prima unto con l’olio della consacrazione. Nessuno deve adoperare l’olio delle unzioni per scopi privati o diversi da quelli previsti da Dio. L’unzione è sacra perché appartiene esclusivamente a Dio. Chi pretende di ministrare davanti a Dio senza l’autorizzazione di Dio incorre in una gravissima colpa.
“ Nessuno si prende da sé quell’onore; ma lo prende quando sia chiamato da Dio, come nel caso di Aaronne. Così anche Cristo non si prese da sé la gloria di essere fatto sommo sacerdote, ma la ebbe da colui che gli disse: “Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato” (Eb. 5:4-5).
Gesù dunque è stato consacrato da Dio come Sommo Sacerdote. Infatti “Tu sei mio Figlio; oggi ti ho generato” è una formula di consacrazione. Inoltre è stato dichiarato sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec (Eb. 5:6). Gesù è un Sommo Sacerdote che può simpatizzare con le nostre debolezze perché è stato tentato come noi in ogni cosa come noi (Eb. 2:16-18; 4:15). Nel nome di Gesù, possiamo accostarci al Padre con piena fiducia di essere ascoltati e di avere accesso al trono della grazia. (Eb. 4:14-16; 10:19-22).
Gesù, anche se figlio, ha imparato l’ubbidienza totale e la sottomissione a Dio (Eb.2:10; 5:8), diventando così autore di eterna salvezza. Gesù, essendo stato dichiarato Sommo Sacerdote in eterno (Eb. 5:6; 6:20; 7:3,17), ha un sacerdozio che non si trasmette (7:24). Egli è santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori e esaltato dal Padre sopra ogni altro nome o potestà e non ha bisogno, come i sommi sacerdote del patto mosaico (Eb. 5:1-10), di offrire sacrifici in continuazione, perché questo l’ha fatto una volta per sempre offrendo se stesso (Eb. 7:26-27) .
Gesù, con la stessa nostra natura umana, ha distrutto con la sua morte il potere del peccato e della morte (Eb. 2:14,17). Gesù come Sommo Sacerdote non ha bisogno di offrire nuovi sacrifici in continuazione perché egli ha offerto se stesso come sacrificio puro, perfetto e senza macchia. Tale sacrificio, fatto una volta per tutte (Eb. 10:10), non ha più bisogno di essere ripetuto o rinnovato (Eb. 9:23-28). Gesù, essendo stato esaltato fino a sedersi alla destra della Maestà nei cieli (Eb. 10: 12-14), è l’unico e perfetto mediatore tra il Padre e gli uomini (1ª Tim. 2:5).
Gesù ha fatto ciò che nessun sommo sacerdote del patto mosaico poteva fare: entrare nella stessa presenza di Dio (Eb. 4:14; 6:19-20; 9:11-12, 24), avendo acquistato per gli uomini una redenzione eterna. Solo il sangue di Gesù può purificare le nostre coscienze dal peccato e farci entrare nella presenza di Dio.
“Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù,
per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.” (Eb. 10:19-22)
Shalom.
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