Il vangelo di Matteo comincia con il “registro delle origini di Gesù”, non un semplice elenco, ma un sorta di riassunto della storia dell’amore divino nei confronti degli uomini. Matteo radica Gesù nella storia della salvezza. Gesù non è un estraneo, non è qualcuno che viene dal vuoto, senza collegamento con le paure e le speranze del popolo di Israele. Gesù è un vero figlio di Israele, figlio di Abraamo e di Davide.
La salvezza nella Bibbia è la storia dell’amore di Dio verso il suo popolo. Gesù sarà la manifestazione suprema di questo amore. In Gesù la Parola divina diventa essere umano (Gv.1:1). La promessa diventa realtà.
Matteo sceglie di presentare Gesù nel suo vero contesto, vale a dire, decide di inserirlo come culminazione di questa storia di amore. Il contenuto teologico della prima frase del vangelo di Matteo è quindi molto denso. In primo luogo, afferma che Gesù è il Cristo, cioè, l’Unto di Dio. Chi ha letto l’Antico Testamento sa che l’unzione (che consisteva nel cospargere di olio una persona o un oggetto) era nell’antico Israele un atto di consacrazione a Dio di una persona o di un oggetto. La persona o l’oggetto che si consacravano venivano messi da parte, separati per essere dedicati esclusivamente a Dio. Anche se l’argomento dell’unzione è molto vasto e ha molti risvolti, l’aspetto che mi sembra più interessante ai fini di capire la natura dell’affermazione dell’evangelista è il fatto che in Israele le due figure che per eccellenza si potevano definire unti da Dio e quindi consacrati completamente a Dio erano il Sommo Sacerdote e il Re (e raramente anche i profeti, cfr. 1º Re 19:16).
Gesù è l’Unto in entrambi i sensi.
Gesù è il nuovo Sommo Sacerdote che con il sacrificio della propria vita ha reso inutili i sacrifici del patto mosaico. Gesù, dopo aver fatto la purificazione dei nostri peccati, è stato costituito da Dio come il nuovo Sommo Sacerdote. Gesù ha vinto il peccato in virtù della propria morte e risurrezione ed è stato costituito come l’unico mediatore tra il Padre e gli uomini. Gesù è dunque Sommo Sacerdote perché ha offerto se stesso come sacrificio per il peccato e perché è lui l’unico che intercede a favore di tutti coloro che nel suo nome si avvicinano al Padre.
Gesù è il Re messianico. Dio aveva promesso a Abraamo che avrebbe reso stabile per sempre il suo patto d’amore con lui e con i suoi discendenti. Dio aveva anche promesso a Davide che un suo discendente sarebbe salito sul trono di Davide e l’avrebbe reso inamovibile. Un Re, suo figlio, sarebbe sorto e avrebbe stabilito il governo di Dio su Israele e su tutta la terra. Forse poche promesse sono così chiare ma, al contempo, così trascurate o ignorate quanto questa luminosa verità: Gesù sarà il Re di un regno di pace e di giustizia sulla terra (Ap. 5:10; 11:15-18; 20:3, 8). Gesù è il Messia, colui che è stato unto per regnare. Questa è la speranza di Israele e la speranza cristiana.
Nel prossimo post mi soffermerò brevemente sul significato dell’unzione e di come viene applicata a Gesù come Sommo Sacerdote.
Shalom.