Luce sul mio sentiero


Forestieri e pellegrini
29 Giugno 2007, 8:41 pm
Archiviato in: Genealogia di Gesù

ABRAAMO

“Il Signore disse ad Abramo: “ Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò [….]. Abramo partì, come il Signore gli aveva detto”.

“[…] e partirono verso il paese di Canaan”

“Di là si spostò verso la montagna a oriente di Betel”

“Poi Abramo partì”

“Abramo scese in Egitto”

“Abramo dunque risalì dall’Egitto […] E continuò il suo viaggio dal meridione fino Betel”

“Allora Abramo levò le sue tende e andò ad abitare alle querce di Mamre”

“Abraamo partì di là andando verso la regione meridionale, si stabilì fra Cades e Sur; poi abitò come straniero in Gherar”

“Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei”

“Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria […] Abraamo si alzò la mattina di buon’ora […] poi partì verso il luogo che Dio gli aveva indicato.”

“Poi Abraamo tornò dai suoi servi, Essi si levarono e insieme andarono a Beer-Seba e Abraamo abitò a Beer-Seba”

“Io sono straniero e di passaggio tra di voi”

 

ISACCO

“Isacco andò da Abimelec, re dei Filistei, a Gherar”

“Isacco allora partì di là, s’accampò nella valle di Gherar e vi si stabilì”

“Allora egli partì di là e scavò un altro pozzo”

“Poi di là Isacco salì a Beer-Seba”

 

GIACOBBE

“Parti, va’ a Paddam-Aram”

“Isacco fece partire Giacobbe, il quale andò a Paddam-Aram”

“Giacobbe partì da Beer-Seba e andò verso Caran”

“Poi Giaccobe si mise in cammino e andò nel paese degli orientali”

“Allora Giacobbe si alzò […] per andarsene da suo padre Isacco nel paese di Canaan.”

“Giacobbe continuò il suo cammino e gli vennero incontro degli angeli di Dio”

“Giocobbe partì alla volta di Succot”

“Poi Giaccobe, tornando da Paddam-Aram, arrivò sano e salvo alla città di Sichem, nel paese di Canaan, e piantò le tende di fronte alla città.”

“Dio disse a Giaccobe: Alzati, va’ ad abitare a Betel”

“Poi partirono da Betel”

“Poi Israele partì e piantò la sua tenda da Migdal-Eder”

“Giocobbe venne da Isacco suo padre a Mamre, a Chiriat-Arba, cioè Ebron, dove Abraamo e Isacco avevano soggiornato.”

“Giacobbe abitò nel paese dove suo padre aveva soggiornato, nel paese di Canaan”

“Israele partì con tutto quello che aveva e, giunto a Beer-Seba, offrí sacrifici al Dio d’Isacco suo padre. Dio parlò a Israele in visioni notturne, e disse: Giacobbe, Giacobbe! […] Non aver paura di scendere in Egitto, perché là ti farò diventare una grande nazione […] Allora Giacobbe partì da Beer-Seba […] Giacobbe con tutta la sua famiglia”

“Seppellitemi con i miei padri nella grotta che è nel campo di Efron, l’Ittita, nella grotta che è nel campo di Macpela, di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, la quale Abraamo comprò, con il campo, da Efron, l’Ittita, come sepolcro di sua proprietà”.



Giacobbe, il mistero della gratuità dell’amore di Dio
18 Giugno 2007, 9:54 pm
Archiviato in: Genealogia di Gesù

Isacco implorò il Signore per sua moglie Rebecca, perché ella era sterile. Il Signore l’esaudì e Rebecca, sua moglie, concepì. I bambini si urtavano nel suo grembo ed ella disse: “Se così è, perché vivo?” E andò a consultare il Signore. Il Signore le disse: “Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dal tuo seno. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore“. Gen. 25:21-23

L’amore di Dio ha aspetti insondabili che non comprendiamo appieno. Dio, nell’inscrutabilità del suo disegno, scelse gratuitamente Giacobbe e non Esaú come oggetto privilegiato del suo amore.

Paolo lo esprime così in uno dei capitoli più solenni del Nuovo Testamento:

Anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre; poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione, che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: “Il maggiore servirà il minore”; com’è scritto: “Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaú

Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? Non di certo! Poiché egli dice a Mosè: “Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione” Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. […] Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. Rom. 9:10-18

Questo passo ferisce la sensibilità dell’uomo. L’elezione sovrana di Dio viene percepita come arbitraria e ingiusta perché l’uomo, a causa del peccato, ha smarrito il senso della propria limitatezza e della propria posizione davanti a Dio, e ha innalzato se stesso come criterio ultimo di verità e di giustizia.

Per il cristiano invece, Dio in quanto creatore dell’uomo, è il criterio ultimo del bene e della giustizia. Dio è la giustizia e il bene. Dio non è buono perché fa il bene, ma il bene è ciò che Dio fa e ciò che Dio vuole. Dio è il bene assoluto.

Dio quindi ama Giacobbe e lo ama gratuitamente. L’amore di Dio non nasce dal valore o dall’amabilità dell’oggetto, ma da Dio stesso che è amore. La storia biblica è la storia dell’amore incondizionato di Dio per il suo popolo.

Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama. Dt. 7:6-8a.

Dio sceglie Israele, non per una qualche presunta superiorità degli israeliti, ma per manifestare la gloria della sua grazia (Ef.1:6). Giacobbe ha l’immenso privilegio di essere un vaso scelto in cui Dio manifesta il suo amore. Giacobbe nel suo essere amato rinvia all’Amato per eccellenza: Gesù.

In Gesù, Dio ha concentrato le sterminate ricchezze del proprio amore, e in lui Dio riversa anche su di noi l’immensità della sua gloriosa grazia.

Shalom.



Isacco, ombra di Cristo
15 Giugno 2007, 10:59 pm
Archiviato in: Cristologia, Genealogia di Gesù

-Isacco, per Abraamo, era il segno dell’amore di Dio. Solo in Isacco, Abraamo intravedeva il compimento di tutte le promesse ricevute da Dio. In modo più pieno e completo, Gesù, il Figlio di Dio, è il compimento e la culminazione delle promesse di Dio e la manifestazione dell’amore divino per gli uomini.

-Abraamo, nel suo cuore, accettò di sacrificare suo figlio per amore di Dio. Gesù accettò di sacrificare se stesso per amore degli uomini. Dio, in Gesù, amò tutti gli uomini di un amore eterno.

-Il sacrificio di Isacco era la dimostrazione dell’amore di Abraamo nei confronti di Dio. Il sacrificio di Gesù sulla croce è la dimostrazione dell’amore di Dio per gli uomini.

-Per aver accettato di offrire suo figlio come olocausto, Dio promise ad Abraamo di colmarlo di benedizioni, di moltiplicare la sua discendenza e di benedire tutte le nazioni della terra nella sua discendenza. Gesù, figlio di Abraamo, accettò di offrire se stesso come olocausto. Per questo Dio l’ha risuscitato dai morti, primogenito della nuova creazione, ed è stato costituito erede di tutte le cose.

-Isacco ubbidì Dio e fu padre di una nazione. Gesù, anche se Figlio, imparò l’ubbidienza, e reso perfetto, è stato innalzato e glorificato alla destra della Maestà nei cieli e ritornerà come Re sulla terra per instaurare il Regno di suo Padre.

Shalom.



Isacco
15 Giugno 2007, 10:58 pm
Archiviato in: Genealogia di Gesù

Abraamo scelse per fede di vivere da straniero, in perenne pellegrinaggio in una terra non sua; abbandonò tutto, parenti ed affetti, amicizie e speranze umane, seguendo una chiamata. C’è Dio che bussa nei cuori degli uomini. Una vita spesa nell’ubbidienza del Signore per ritrovarsi, a quasi 100 anni, con in mano solo una promessa. Diventare vecchio e vulnerabile, con la moglie Sara, forte solo di una speranza. Straniero ed errante. Inseguendo una voce che risuona nel profondo. Una fiducia che si rifiuta di morire. La certezza della chiamata divina. Il riposo in Colui che governa la storia, nonostante tanta solitudine e tanti sogni svaniti in questo cammino che sembra di folle speranza. Nel buio del cammino s’impara a scorgere la luce, al contempo, vicina e lontana. Incamminare i passi nella certezza di un Amore che, contro ogni disperazione e nichilismo, diventerà figlio. Sul calar della sera, la luce della promessa splende in un nome: Isacco.

Shalom.



Gesù, figlio di Abraamo
15 Giugno 2007, 10:55 pm
Archiviato in: Cristologia, Genealogia di Gesù

Il SIGNORE disse ad Abramo: “Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”. Gen. 12:1-3

Dopo questi fatti, la parola del Signore fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: “Non temere, Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima”. [...] Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda il cielo e conta le stelle se le puoi contare”. E soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che gli contò questo come giustizia. Gen. 15:1, 5-6

Quando Abramo ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: “Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro; e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente”. Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e Dio gli parlò, dicendo: “Quanto a me, ecco il patto che faccio con te; tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni; non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. Ti farò moltiplicare grandemente, ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno per il quale io sarò il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. A te e alla tua discendenza dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perenne; e sarò loro Dio”. Gen. 17:1-8

Io la benedirò e da lei ti darò anche un figlio; la benedirò e diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei”. Dio rispose: “No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui. Gen.17:16,19

Abraamo non vide mai il compimento delle grandi promesse di Dio, le salutò e le vide da lontano, per fede. Per questo motivo Abraamo è stato giustificato: la fede nella parola di Dio, nelle promesse di Dio, corrisponde alla fede nella persona che n’è la manifestazione piena e definitiva, Gesù. In Gesù, Dio dimostra la propria giustizia quando giustifica per la fede il peccatore. Gesù, figlio di Abraamo, rende possibile diventare, per la fede, figli di Abraamo e quindi anche figli di Dio. Gesù è il grande Sì dell’amore divino. In Gesù, la parola di Dio diventa essere umano. Abraamo credendo alle promesse credette anche nella persona che n’è l’espressione perfetta: Gesù. In lui diventano realtà tutte le promesse che Dio fece ad Abraamo. La morte e la risurrezione di Gesù si ergono luminose al centro della storia della redenzione. Gesù, nello sconfiggere il peccato nella carne mediante la propria morte, ha aperto la via della salvezza e del compimento di tutte le promesse di Dio. In Gesù converge tutta la storia dell’amore di Dio e diventa pura luce.

Gesù è il figlio di Abraamo, non solo secondo la carne, ma anche secondo la promessa e l’amore di Dio. In Gesù, Abraamo diventa padre di una moltitudine di nazioni e in virtù di lui tutte le famiglie della terra saranno benedette. Per questo motivo, anche i gentili, per la fede nel Figlio di Abraamo, diventano cittadini della Gerusalemme celeste, e partecipano alle benedizioni di Dio.

Le promesse fatte ad Abraamo si adempieranno pienamente quando Gesù instaurerà sulla terra il Regno di Dio. Gesù porta a compimento le promesse fatte ai padri. Gesù è il Messia, il Cristo, l’Unto atteso che manifesterà l’amore e la giustizia nel Regno di Dio.

Shalom.